Mauro Corona – “La fine del mondo storto”

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Fonte: google immagini

Pur non avendolo ancora letto (!) ci permettiamo di segnalare questo romanzo interessante di Mauro Corona (del 2010). Forse può interessare ad un lettore abituato a ragionare sui temi della “fine delle risorse”.
Questo autore è noto per posizioni critiche rispetto al modo di funzionamento della nostra società e auspica una ripresa di modi di vita più improntati al rapporto con la natura.
E’ noto come “uomo di montagna”.

Corona ci parla di come sarà svegliarsi in un mondo senza risorse, senza elettricità – in breve senza le comodità a cui siamo abituati da un pò di tempo.
E’ interessante che egli ponga l’accento sulla sopravvivenza. Sopravviveranno, egli dice, coloro che saranno disposti a riprendere in mano i vecchi saperi, i mestieri che abbiamo dimenticato. Ciò consentirà forse di incamminarsi verso il futuro?

L’autore non sembra farsi troppe illusioni sulle nostre attuali possibilità di invertire la rotta della società globale.
Siamo nel 2017. Si è cominciato a parlare di “crisi ambientale” dagli anni ’70. Quanto lasso di tempo ci rimane ancora? Quanto possiamo sperare ancora nelle capacità della Terra di assorbire il nostro impatto in maniera che risulti per noi non traumatica? Quanto possiamo contare ancora su un “rinsavimento” dell’umanità?
Più sensato e più realistico sembrerebbe, prendendo atto della situazione attuale dell’umanità, cominciare a operare delle contromisure di resilienza. A livello individuale innanzitutto, ma poi principalmente a livello comunitario.
(non ci interessa minimamente invece l’aspetto politico della questione, che sembra far parte più dei problemi che abbiamo che delle soluzioni possibili – come esporremo in altri Post)

Oltre dunque a questo libro di Corona, un punto di partenza per i singoli potrebbe essere per esempio il libro di Luca Mercalli “Prepariamoci: a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza… e forse più felicità”.

Ma bisogna fare di più. Perché ciò che abbiamo perso è la nostra capacità di collaborazione, di comunità, di organizzazione. L’abbiamo perduta dando più importanza ai bisogni del singolo, senza capire che non ci può essere davvero “privato” senza il “pubblico”, senza il comune.

In quest’ottica saranno inutili tutti i tentativi di autosufficienza privata senza che vi sia al tempo stesso un recupero dei mestieri e delle infrastrutture che sole possono darci Resilienza. La loro funzione sarebbe quella – molto stranamente – di diversificare le strutture su cui facciamo affidamento (non diamo tutti per scontato l’energia elettrica nelle nostre case? l’acqua? ecc).

Invece di basarsi ingenuamente su dei sistemi da cui siamo totalmente dipendenti ed eterodiretti è importante riprendere in mano la propria vita (e la propria autostima) reimparando a progettare e costruire dei “circuiti alternativi”.

Quale sarà la loro funzione? Sostenerci dopo il collasso delle reti energetiche globalizzate. Tutto ciò sembra fantascienza e invece è il destino di una società troppo grande e poco resiliente, centralizzata fino al midollo e solamente in funzione di interessi politico-economici. (su questo invitiamo a leggere per esempio La convergenza delle crisi)

L’impossibile è certo! (Jean Pierre Dupuy)

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2 pensieri su “Mauro Corona – “La fine del mondo storto”

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