La Meraviglia

Qui al Nord è arrivata la neve – in ritardo, come vogliono gli squilibri indotti dai cambiamenti climatici – e puntuale come sempre una buona fetta di persone non rinuncia alla possibilità di evitare la percezione della Realtà.

C’è chi è ammirato e non aspettava altro che l’arrivo di questo manto bianco a rompere un pò la monotonia – e chi, disilluso, impreca contro il Signore dei Cieli che gli impedisce di andare a lavorare con facilità. “Ci son già tante difficoltà, pure questa. Non vogliono lasciarmi serena nemmeno oggi”.

Chi parla così in realtà tradisce una profonda insoddisfazione per la vita. Per poter andare avanti ha dovuto costruire attorno a sè un insieme di certezze e difenderle con tutte le forze in quanto, sole, gli donano quel pò di vitalità che gli fa sentire la vita tutto sommato degna di essere vissuta.

Se solo sapesse quanto sta perdendo, per perpetuare i suoi ideali!

Essere incapaci di riconoscere la bellezza della neve, quando arriva, è solo un’esempio fra tanti. L’umanità, ahinoi, è semi-viva. Semi-morta. Ormai abbiamo abbandonato La Meraviglia, siamo disillusi. (Eppure alcuni popoli mettevano fra i comandamenti “Tu vedrai la meraviglia”. Guai a te se non…)

Come giudicare un’umanità incapace di vedere più distante del suo naso? Come non disperarsi profondamente di fronte all’evidenza di uomini che non si meravigliano più di nulla?

Preoccupati per il futuro e per la vita, nostro unico scopo è diventato il lavoro. Solo qui sentiamo un barlume di senso, in questo girare e trotterellare senza fine, da casa al lavoro, dal lavoro a casa. Sembra di assistere ad una fase di preparazione dei Gironi Infernali di Dante. (Probabilmente siamo adesso in Purgatorio, ma con destinazione ben diversa dal Paradiso…)

Si possono trovare tutte le giustificazioni che si vogliono per l’attuale condizione della specie. L’importante poi è che ci si volga a constatare la realtà. Ma quale è questa realtà?

Filosofi e scienziati sono ignari della situazione. I migliori filosofi sono i “pessimisti”, quelli che da tempo annunciano il “Tramonto dell’Occidente”. I migliori scienziati – chi lo dice? noi che scriviamo abbiamo raggiunto la Verità vera? – sono quelli in grado di portare fino in fondo il loro sogno di una descrizione oggettiva e imparziale della realtà. Sogno impossibile per definizione, ma il cui interesse ultimo oggi può essere quello di voler vedere quello che sta succedendo.

Ciò che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti in verità. (Ma la verità, almeno da quando è venuto al mondo un Uomo di nome Gesù Cristo, è ben più ardua da svelare di quanto si possa credere. Che un uomo solo potesse svelare la violenza e il potere degli uomini era una verità troppo semplice e troppo grande da accettare. Vi si doveva costruire sopra la Chiesa – un’istituzione – per nasconderla. Bisognava crocifiggerlo e infine divinizzarlo).

Ciò che accade può essere molto più visibile ad un’illetterato, ad un “ignorante”, piuttosto che ad un’istruito, diplomato, informato uomo dei nostri tempi. E questo perchè la conoscenza è in primo luogo una funzione della vitalità e dunque dell’autenticità. Voi potete studiare e leggere quanto volete, me se la vostra tonalità emotiva non supera una certa “soglia” – per esprimersi ancora in modo libresco – non potrete andare molto al di là del vostro naso.

Per cogliere, infine – maledizione – quello strano e incomprensibile mondo che abbiamo davanti agli occhi ogni volta che li apriamo.

Da questo punto di vista è probabile che ne sapesse molto di più sulla vita qualunque essere umano che abbia vissuto prima dell’avvento della Civiltà. (Non essendo questa, in definitiva, che un tentativo – che bisogna dichiarare fallito – di superare alcune grandi difficoltà evolutive per la specie. O almeno così sembra).

La fissazione (psicologica) dell’uomo sulla Ragione ha mascherato totalmente il fatto che questa non può sorgere senza una percezione emotiva della realtà. Ancora oggi si crede possibile una cognizione asettica della Realtà. Ci si crede superiori, esterni ad essa. Pur senza ammetterlo a noi stessi – è questo il significato dell’Inconscio – ci crediamo degli Dei. Altrimenti non ci sogneremmo nemmeno lontanamente di compiere quello straordinario errore epistemologico che consiste nello scambiare la scienza per una spiegazione oggettiva della realtà.

Come se la scienza non fosse che una descrizione “umana,troppo umana” della realtà. Come se l’uomo potesse conoscere la realtà stessa. Quali poteri dovrebbe avere per farlo? Non sarà che in tutta questa storia vi è un pizzico di antropocentrismo?

Non sarà che l’uomo per poter vivere ha dovuto assoggettare a sè la natura, l’ambiente e la vita e dunque porsi al di sopra di tutte le altre cose?

Per quanto ci distinguiamo dagli altri esseri, viventi e non viventi, in definitiva siamo “cosa fra le cose”, come diceva Merlau-Ponty.

(Non abbiamo capito niente di che cos’è la conoscenza. La scambiamo per un’altra cosa. Scambiamo il formalismo (la matematica ne è l’essenza) per conoscenza. Ma se traducete il mondo in termini matematici cosa vi aspettare di ottenerne? Una traduzione adeguata della realtà? Bisogna essere scemi. Scusate il tecnicismo. E’ evidente come batte il sole che una scienza che usi la matematica come il suo linguaggio d’elezione potrà darci solamente un certo tipo di conoscenza della realtà. Tutto ciò l’aveva provato a dire Gregory Bateson e prima di lui molti altri. E’ bello, anche se molto tardivo, che oggi Fritjof Capra parli del progetto di una scienza delle Qualità).

L’intera società – oggi più che mai – è la cristallizzazione di antiche tendenze e origini culturali. In particolare la nostra fissazione per la verità, per l’oggettività.

L’umanità intera non è uscita da quell’egocentrismo (che forse è stato utile nel suo lontano passato) di fondo che le impedisce di porsi al di sopra delle altre specie, al di sopra dei viventi, dei non viventi, di tutto.

Ci consideriamo e viviamo ancora come se fossimo “l’apice della creazione”. Ecco perché ha ragione Umberto Galimberti nel dire che “siamo in tutto e per tutto cristiani”, perché aderiamo a quello scritto della Genesi secondo cui:

“Dio creò l’uomo a sua immagine”

“Dio li benedisse e disse loro: <<Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra>>”

Questi passi della Bibbia sono molto rivelatori. Generalmente se ne fa un uso ingenuo, ritenendo che oramai abbiamo superato certa mitologia.

Come se avessimo superato, in quanto umanità, ciò che vi è scritto dentro.

 

 

 

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