Perché non riusciamo a fare la Transizione? Il problema dell’economia (parte terza)

La consunzione come processo economico

Vi sono molti aspetti connessi con la nostra difficoltà di trovare soluzioni ai cambiamenti climatici e al problema delle risorse. Come cerco di dimostrare in questa serie di articoli, ciò sembrerebbe essere causato dal fatto che il sistema economico impedisce uno sviluppo etico e sociale autentico.
Un aspetto decisivo riguarda la palese contraddizione che si genera nel momento in cui da una parte vi è l’esigenza etica di ridurre i consumi, dall’altra l’impossibilità pratica a farlo in quanto il “sistema” necessita del loro continuo incremento per continuare a sussistere.

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Se si pensa all’estensione che il consumo ha assunto nelle nostre pratiche è difficile non percepirlo come qualche cosa di “osceno”. La parola implica un esaurimento, una delapidazione di materia.

Effettivamente è proprio questo il significato che assume nelle nostre società. Esse vivono del consumo di qualcosa in maniera tale da impedirne il riutilizzo.  Una ri-sorsa è tale perché può rinnovarsi nel tempo. Ma bisogna prendere delle precauzioni affinchè possa continuare a generarsi.

Il processo economico in quanto tale vive della “fine” o morte di un oggetto, di una merce. Solo questa è la condizione affichè il processo produttivo possa poi ripartire (anche su questo Jean Baudrillard ha scritto pagine memorabili). Come sarebbe possibile il consumo altrimenti? Come sarebbe possibile il “consumismo” senza la consunzione dell’oggetto?

Solo così si comprende il fenomeno della “obsolescenza programmata”. Tutti hanno notato  che le auto si rompono più facilmente di una volta. Ciò avviene affinchè si possano produrre e infine comperare nuove automobili.  Dunque il sistema economico per definizione necessita dell’esaurirsi del “valore d’uso” di una merce affinchè sia possibile far ricominciare lo scambio.

(Che sia una “pulsione di morte” quella che ci spinge? Come spiegare questa coazione a ripetere propria di una società intera?)

Il circolo vizioso

Abbiamo ricordato che l’obiettivo degli “ecologisti” (per riunire in un’unica categoria tutti coloro che hanno sensibilità verso le sorti del pianeta e dell’uomo) è ridurre i consumi: la cosiddetta sostenibilità, lo sviluppo sostenibile.

Ora, c’è un signore, il già citato Serge Latouche, che ha capito che questo non è possibile. Lo sviluppo sostenibile è un ossimoro, diceva. Come sarebbe? Se questo non è possibile cosa ci resta da fare?

Ebbene, come possiamo ridurre i consumi se l’economia ha bisogno di “rilanciarli” per continuare a crescere?

Ovunque si sente parlare di “rilanciare i consumi”. E’ chiaro: senza vendite, senza spese, senza consumi l’economia non può andare avanti. Capite che per quanto un ambientalista voglia ridurli, non potrà farlo fino a che parteciperà al sistema economico. Non si è consapevoli che il sistema che ci fa vivere necessita di crescere.

L’economia vive di questo. Non può esistere se non vi è crescita.

Che cos’è la crescita? E’ l’aumento di denaro nel mondo, come si è visto nella prima parte. (Se il PIL è +, allora l’economia funziona). Ora, la crescita è possibile solo all’interno di un circuito, quello della domanda e dell’offerta, in cui ciò che è prodotto viene comperato.

Tanto più vi saranno consumi che alimenteranno produzioni e viceversa, tanto più vi sarà crescita, secondo le dinamiche che abbiamo imparato a conoscere nel XX secolo. Per questi motivi è del tutto assurdo richiedere al sistema di ridurre i consumi, quando il suo funzionamento interno è la loro crescita.

E’ una condizione fisiologica. E’ talmente semplice – come il meccanismo della creazione di denaro da parte delle banche tramite gli interessi – che è difficile spiegarlo! Che il PIL debba salire non è un requisito secondario, ma necessario all’esistere stesso del sistema economico.

Quanto può durare questo circolo?

La crescita non è possibile in un pianeta dalle risorse finite e oggi ci troviamo nella “age of limits”, l’età dei limiti. Lo “sviluppo” ha dei limiti, come ci ricordano Dennis e Donella Meadows dal 1972.

Facciamo dunque l’ultimo passo. La crescita implica che ogni anno si produca di più del precedente (per esempio: 2017 +1%= devo produrre la stessa quantità di materia del 2016 e l’1% in più!). E’ possibile una crescita illimitata? No, non è possibile in un pianeta finito. Le risorse sono limitate. Queste sono le condizioni della crescita: una fornitura continua e costante di energia. La crescita del PIL dipende in tutto e per tutto dal consumo di energia.

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Fonte: Gail Tverberg – Our finite world. Questo grafico illuminante mostra la correlazione fra il PIL mondiale (GDP) e il consumo di energia. Emerge una funzione lineare fra le due. La crescita economica è perfettamente correlata al consumo di energia.

E’ possibile creare/ottenere energia a piacimento? Supponiamo che sia possibile, per esempio con la “fusione nucleare”. Cosa ce ne facciamo? Il problema semplicemente si sposta dal lato della materia. Infatti, affinchè vi sia “produzione” vi deve essere “materia” da cui trarre le merci, i prodotti che andranno venduti. (L’economia necessita della produzione materiale per il processo di scambio)

Non è possibile creare materia dal nulla e una fonte di energia, per quanto infinita non può far nulla contro la dilapidazione delle risorse naturali, necessarie ad alimentare il processo produttivo. Riproponiamo qui una citazione di Serge Latouche:

L’intuizione dei limiti della crescita economica risale certamente a Malthus, ma trova il suo fondamento scientifico solo nella seconda legge della termodinamica di Sadi Carnot. […] L’economia ignora dunque il concetto di entropia, ovvero la non reversibilità delle trasformazioni dell’energia e della materia. […] L’ultimo legame con la natura è stato reciso attorno al 1880 quando la natura è stata eliminata dalle funzioni di produzione […] Si realizza così un incosciente spreco delle risorse non rinnovabili disponibili e un sotto-utilizzo del flusso abbondante di energia solare – Serge Latouche, La scommessa della decrescita, Feltrinelli, 2007

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Fonte: google immagini

Come dice Serge Latouche: “L’economia è una menzogna”.

(continua…)

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