Perché non riusciamo a fare la Transizione? Il problema dell’economia (parte terza)

(Pubblicato anche su Effetto Risorse di Ugo Bardi, https://appelloperlaresilienza.wordpress.com/)

 

In questo articolo indago la relazione fra consumi e crescita economica. In particolare, dato che i consumi della popolazione richiedono “a monte” consumi di energia, non sembra possibile ridurre i consumi per il semplice motivo che questi sono la conditio sine qua non di qualsiasi economia.

 

La consunzione come processo economico

Se si pensa all’estensione che il consumo ha assunto nelle nostre attività quotidiane è difficile non percepirlo come qualche cosa di “osceno”. La parola implica un esaurimento, una delapidazione di materia. Effettivamente è proprio questo il significato che assume nelle nostre società. Esse vivono del consumo di qualcosa in maniera tale da impedire o rendere difficoltoso il riutilizzo. E’ molto interessante consultare la definizione che ne dà il vocabolario, per esempio il Treccani dice: “logorare, finire a poco a poco con l’uso” e “Ridurre al nulla un bene, un prodotto adoperandolo per particolari necessità, per il soddisfacimento di proprî bisogni, o in genere sfruttarlo per un uso determinato”.

Una ri-sorsa è tale perché può rinnovarsi nel tempo. Ma bisogna prendere delle precauzioni affinchè possa continuare a generarsi. Il processo economico in quanto tale vive della “fine” o morte di un oggetto, di una merce. Questa è la condizione affichè il processo produttivo possa perpetuarsi (su questo Jean Baudrillard ha scritto pagine memorabili ne La società dei consumi). Come sarebbe possibile il consumo altrimenti? Come sarebbe possibile il “consumismo” senza la consunzione dell’oggetto? Il livello dei consumi può aumentare solo se vi è un ciclo incessante di ricreazione di oggetti (la sfida dell’economia circolare consiste nello sfruttare questa fatalità del processo economico. Sarà possibile trasformare il rifiuto in risorsa e generare addirittura maggiore valore tramite ulteriori cicli di trasformazione della risorsa? Ne parlerò nella quarta parte). Solo così si comprende il fenomeno della “obsolescenza programmata”. Tutti possono notare che le auto si rompono più facilmente di una volta. Ciò avviene affinchè se ne possano produrre e comperare regolarmente di nuove.

Dunque il sistema economico per definizione necessita dell’esaurirsi del “valore d’uso” di una merce affinchè sia possibile far ricominciare lo scambio. Economia è “circolazione”, cominciata storicamente con la circolazione delle merci ma oggi ridotta a scambio di denaro. La nota-di-cambio di una merce (banconota) da mezzo diventa fine (valore di scambio) (si vedano gli scritti di E. Severino e U.Galimberti).

Il circolo vizioso

Abbiamo ricordato che l’obiettivo degli “ecologisti” (per riunire in un’unica categoria tutti coloro che hanno sensibilità verso le sorti del pianeta e dell’uomo) è ridurre i consumi: la cosiddetta sostenibilità, lo sviluppo sostenibile (anche se secondo alcuni la sostenibilità non dovrebbe implicare una riduzione del consumo di materia ed energia, qui interessa solo comprendere il meccanismo interno dell’economia). Ora, c’è un signore, il già citato Serge Latouche, che ha capito che questo non è possibile. Lo sviluppo sostenibile è un ossimoro, diceva.

Ovunque si sente parlare di “rilanciare i consumi”. Ebbene, come possiamo ridurli se l’economia ha bisogno di “rilanciarli” per continuare a crescere? E’ chiaro: senza vendite, senza spese, senza consumi, l’economia non può andare avanti.

Forse non abbiamo compreso tutte le implicazioni della crescita, soprattutto a livello economico. L’economia non può sussistere senza crescita perché il sistema socio-economico è una CAS (Complex Adaptive System), è adattato alla crescita, come dice David Korowicz (c’è un tasso di crescita fisso, ignoto, al di sotto del quale l’economia collassa). Che cos’è la crescita? E’ l’aumento di denaro nel mondo (come si è visto nella prima parte) a tassi esponenziali.

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Fonte: Gail Tverberg – Our Finite World

Dal grafico qui sopra però si può notare come la vera e propria crescita delle nostre economie sia avvenuta durante il “boom economico”, dalla fine della seconda guerra mondiale alll’inizio degli anni ’70 (in corrispondenza della prima grande crisi petrolifera). Un trentennio, “i trenta gloriosi” sono chiamati in Francia. Tale crescita non è avvenuta solamente in maniera esponenziale, ma iperesponenziale, in quanto gli stessi tassi di crescita sono aumentati. Questo non significa che in seguito l’economia abbia smesso di espandersi, ma che non si sono più raggiunti quei tassi di crescita. La crescita implica che ogni anno si produca di più del precedente, non mi stanco di ripetere questo mantra (per esempio: se nel 2017 +1%= dovremo produrre la stessa quantità di merci del 2016 e l’1% in più!). Ora, la crescita economica (insieme all’aumento di popolazione, secondo Limits to growth, I nuovi limiti dello sviluppo, 2004) genera un anello di retroazione positivo che alimenta la crescita “secondaria” degli altri settori economici.

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Il tema di questo articolo è mostrare che l’economia genera questo meccanismo autocatalitico che impedisce per definizione una diminuzione dei consumi. Possiamo considerare, nella sua essenza, il sistema economico come un circuito INPUT-OUTPUT, quello della domanda e dell’offerta. Sebbene, come hanno fatto notare alcuni, non sembrano più valere le leggi classiche della domanda e dell’offerta, ciò non cambia in nulla il fatto che da un lato ci debba essere qualcuno che produce e vende qualcosa (input) e dall’altro qualcuno che lo deve comperare (output) (su questo anche seconda parte).

Perché dunque non è possibile ridurre i consumi? Perché solo il continuo aumento dei consumi può alimentare il continuo aumento della produzione, sebbene ciò non sia possibile a lungo termine per le ragioni legate alla finitezza degli stock di materia della Terra (situazione picco dei minerali segnalata da Ugo Bardi nel 2011). Ed è proprio questo a generare il problema. Il sogno degli economisti è una crescita illimitata disincarnata dalla fisica dell’energia e della materia (lo scenario 0 di LTG 2004, per intendersi). L’economia umana è una struttura dissipativa che per mantenersi richiede flussi continui e in aumento.

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Fonte: Gail Tverberg – Our Finite World

   

La materia (non) è energia!

La crescita del PIL dipende in tutto e per tutto dal consumo di energia e secondo Gail Tverberg vi è una correlazione lineare al 99,9% fra crescita mondiale del PIL (GDP Growth) e crescita mondiale del consumo di energia (Energy growth).

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Se l’economia si serve nell’Antropocene di una quantità enorme di energia primaria (corrispondente a 17 TW di potenza nel 2013, secondo Ugo Bardi), ciò è di ordini di grandezza molto inferiori a quanto sarebbe possibile attuare tramite i PV (celle solari). Solamente coprendo 1/5 del Sahara si potrebbero ottenere 50 TW.

La questione si sposta: come sopperire al problema dei flussi di materia? L’economia necessita della produzione materiale per il processo di scambio, non può vivere a lungo di scambi meramente virtuali (come fa dagli anni ’80: il 97% del denaro è virtuale, secondo David Korowicz). Nella quarta parte cercherò di chiarire se l’economia costituisce un “ostacolo” verso quella successiva rivoluzione metabolica che, come ha indicato Ugo Bardi, in un articolo straordinario,

“avvierebbe l’ecosfera verso un livello di trasduzione nuovo e maggiore di quello attuale

Se è così, siamo nei guai.

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Mi piace questa immagine dei gironi infernali di Dante. Interpretandola in modo fantasioso per raffigurare la situazione odierna, si potrebbe leggere il cerchio in basso come la base di risorse sulla quale si è edificato il castello di complessità sul quale crediamo di prosperare. Una piramide rovesciata, un gigante coi piedi d’argilla. Come dice Serge Latouche: “L’economia è una menzogna”.

(continua…)

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