Il legame fra il nichilismo e le catastrofi ambientali

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(Una foto della devastazione dei boschi delle apli del nord-est d’Italia, dovuta al “maltempo”…)

Che cos’è il nichilismo? E’ solo un’altro slogan, una parola vuota?

Secondo la definizione di Nietzsche:

Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al “perché?”. Che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi perdono ogni valore.

E questa seconda citazione, sempre dai frammenti postumi (1887):

 «Ciò che racconto è la storia dei prossimi due secoli. Descrivo ciò che verrà, ciò che non potrà più venire diversamente: l’avvento del nihilismo. Questa storia può essere raccontata già oggi, poiché qui è all’opera la necessità stessa. Questo futuro parla già con cento segni, questo destino si annunzia dappertutto: tutte le orecchie sono già ritte per questa musica del futuro. Tutta la nostra cultura europea si muove già da gran tempo con una tensione torturante che cresce di decennio in decennio, come se si avviasse verso una catastrofe inquieta, violenta, precipitosa; come un fiume che vuole sfociare, che non si rammenta più, che ha paura di rammentare».

Il lettore che ha conoscenza del pensiero sistemico “ambientalista” non potrà non cogliere qui un grande punto di coincidenza con quelle tesi catastrofiste.

Bisogna far emergere il legame fra il nichilismo analizzato dalla filosofia e le ipotesi “catastrofiste” – un legame che non è stato mai analizzato, per via della chiusura di questi linguaggi l’uno verso l’altro. In questo blog, come ho scritto nell Introduzione, cerco di integrare le conquiste del pensiero sistemico con le intuizioni della filosofia.

Il nichilismo deve sfociare necessariamente in catastrofe e apocalisse? Forse no, eppure è chiaro che questo potrebbe essere uno degli esiti finali. Ora dobbiamo chiederci: come si è giunti alla svalutazione di tutti i valori? come si è giunti a far si che niente vale, che niente ha valore, che niente ha senso?

Se alla domanda “che senso ha la vita?” rispondiamo che non ha senso, ecco allora che non solo “il nemico è alla porta”, come diceva Martin Heidegger, ma è già entrato in casa. L’abbiamo fatto entrare noi?

Dire che niente ha senso significa dire che tutto è nulla, che tutto va nel nulla e che tutto viene dal nulla: creatio ex nihilo. La scienza – cioè la nostra cultura – ci ha abituato a questa idea arrivando a farci percepire un’universo immenso, vuoto, nero, spettrale. Come diceva il biologo Jacques Monod, oggi ci sentiamo perduti in mezzo all’universo. E’ questo un sentimento nuovo per l’umanità, che non esisteva fino a qualche secolo fa. Per Copernico stesso – che non credeva all’ipotesi di un universo infinito, come invece i suoi successori – e per Galileo e i primi scienziati moderni – l’universo era un Cosmo, era pur sempre opera di un Dio benevolo, che opera nel migliore dei modi possibili. La nuova scienza matematica non voleva essere che la conferma di un Ordine delle Cose retto matematicamente da Dio secondo leggi che noi possiamo intendere e conoscere.

Come è diventato improvvisamente vuoto l’universo?

Potrebbe essere stato un’effetto del progresso scientifico e delle tecniche per osservare lo spazio cosmico? Da quando possiamo osservare questo spazio extra-terrestre, non abbiamo forse in tal modo amplificato la sensazione che la vita sulla terra fosse priva di significato? D’altra parte non abbiamo fatto altro che spingerci più in là per vedere e ora non possiamo tornare indietro.

Non intendo affatto ridurre il significato di nichilismo alla percezione del vuoto cosmico. Forse si tratta solo di un sintomo, perchè il nichilismo ha tutt’altra origine. Questa è almeno l’idea di Heidegger, secondo cui esso sorge come dimenticanza del senso dell’Essere.

Ci siamo persi nelle cose al punto da non riuscirne più a vedere il senso. Questo senso consiste per Heidegger nel loro puro fatto d’esistere. E’ l’esistenza stessa in effetti che non “vediamo”, perchè ce l’abbiamo sempre sotto gli occhi. E’ proprio questa la nostra grave “dimenticanza” secondo Heidegger ed è questo che ci porta al nichilismo, ad essere nichilisti, tutti.

Ma davvero è solo questo che ci porta all’attuale distruzione del mondo, al massacro delle specie animali e vegetali, all’inquinamento e a tutto il resto? Non è la mancanza di giustizia, di umanità, di solidarietà e compassione, di emozione e di vita? Ma cosa sono queste mancanze se non forme in cui si esprime il nichilismo? Se manca solidarieta è perchè la vita non ha più valore, non ha senso.

Secondo Nietzsche i valori supremi – Dio; il Buono; il Giusto; il Bello – non hanno più valore per noi, e questo genera una sorta di effetto a cascata anche sugli altri valori. Finiamo col non percepire più senso in niente: nihil absolutum.

Cosa ha preso il posto lasciato da questi valori? L’economiai valori economici: il profitto, il denaro, la merce, il consumo. Viviamo per guadagnare. Tutto ruota attorno al lavoro – anche la scuola, ormai non più luogo di formazione della Persona intera – come mezzo per avere successo, laddove il successo e lo status si misura in capitale, potere d’acquisto, ricchezza.

Il senso dell’esistenza oggi consiste nel garantirsi l’accesso ad ogni possibilità e il termine “esistere” ed “essere” hanno lasciato il posto a consumare e godere, nella certezza che se niente ha senso tanto vale cercare di prendere subito il più possibile e così differire la morte.

Se vogliamo trovare una via d’uscita al nichilismo e alle sue conseguenze bisogna accettare il suggerimento di Heidegger, guardare il nemico bene in faccia. Oggi è difficile non vedere quello che sta succedendo a livello ambientale, eppure non si vuole scorgere il nichilismo implicito nelle nostre pratiche di vita.

NOTA FINALE. E’ implicito che trovare soluzioni resilienti ai problemi dovrebbe coincidere col cercare di uscire da una dimensione nichilistica e rassegnata verso la vita.

 

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