Un’idea di autosufficienza

La permacultura – per quanto complementare a molti approcci “dall’alto verso il basso” all’interno del movimento ambientalista – non ha come obiettivo principale quello di far pressione su governo e istituzioni per cambiare la politica, ma quello di permettere a individui, famiglie e comunità locali di accentuare la loro autosufficienza e autoregolazione (David Holmgren co-fondatore della Permacultura)

L’autosufficienza può essere vista da qualcuno come un tentativo di chiusura rispetto al mondo, un dire “noi ce la facciamo senza di voi”. Nella nostra ottica invece non è affatto così, è proprio il contrario.

L’autosufficienza, come cercherò di spiegare ora, potrebbe essere invece uno dei modi più efficaci per ricreare comunità.

Di che sto parlando? Non certo di isolarsi in un luogo sperduto, dotarsi delle migliori tecnologie e costruirsi la propria bella isola felice. Sto parlando di creare un sistema di vita che permetta di:

  1. coltivare il proprio cibo
  2. ridurre notevolmente i consumi (energia, acqua, risorse, ecc)
  3. far coincidere vita e lavoro
  4. guadagnare in tempo libero, felicità e salute
  5. vivere più a contatto con la Natura
  6. riallacciare i legami comunitari
  7. infine: aumentare la nostra resilienza individuale sia verso i nostri simili che nel rapporto con l’ambiente (oggi minacciato)

Come in ogni favola ci sono anche i personaggi cattivi, così anche l’autosufficienza come la pensiamo noi ha degli svantaggi. Crediamo però che i vantaggi li compensino.


L’idea di coltivarsi il proprio cibo nasce dall’idea che il risparmio in spese alimentari che ne otteniamo ci permette di “lavorare per noi stessi” senza dover dedicare tempo ad un lavoro esterno. Come direbbe il mitico Devis Bonanni – che ci ha ispirato su questa strada – “quando mi chiedono che lavoro faccio, dovrei rispondere: vivo”.

Per noi quest’esigenza nasce dalla consapevolezza che il lavoro così come è concepito nella nostra società difficilmente permette una vera realizzazione e fioritura dei talenti della Persona.

Questo non significa che siamo riusciti ad abbandonare l’uso del denaro. Non pensiamo che sia fattibile, forse nemmeno auspicabile, ma stiamo riuscendo nella difficile impresa di essere felici entro un sistema economico standone un pò “in disparte”.

Per noi autosufficienza non significa assolutamente autarchia, ma potrei definirla come capacità di soddisfare i nostri bisogni vitali aumentando l’autoregolazione, cioè limitando il potere che gli altri possono esercitare sulle nostre vite e aumentando il senso di libertà. In quest’ottica l’autosufficienza diventa – in accordo con Gandhi e Thoreau – un mezzo per creare, paradossalmente, più comunità e per “respirare” entro una società ad alta oppressione psicologica e per influire positivamente sulla vita degli altri.

Il tempo che guadagniamo in questo modo ci permette anche di dedicarne una parte a progetti comunitari.

Crediamo che l’esempio virtuoso che queste pratiche hanno il potere di dare, si trasmetta in qualche modo a chi le osserva e a chi ne viene a conoscenza.

Così, senza abbandonare il denaro – e come sarebbe possibile del resto? – ne possiamo ridurre di molto il peso nella vita. Non siamo più obbligati a “vivere per lavorare”, cioè per guadagnare quel denaro che poi andremmo a spendere nei ritagli di tempo libero in consumi che compensano la frustrazione psicologica.

Molto si gioca sul prendere contatto col presente e smettere di concepire la vita in funzione del futuro.

La “scelta estrema” di non pensare alla pensione può sembrare irresponsabile e rischiosa ma non è immotivata. Siamo consapevoli di vivere in un periodo di incertezza tale che l’idea di mettere da parte dei soldi per il futuro ci sembra un “credito” che non possiamo permetterci di fare, pena il perdere la vita qui e ora.

La nostra società e i valori sono concepiti in vista del Futuro, a scapito del presente. Questo non significa che non si debba vivere con progetti, ma nemmeno che si debba perdere di vista il presente. D’altra parte perchè le persone si lamentano e sono insoddisfatte, se non perchè non hanno il tempo di vivere il presente?

Nelle altre pagine troverete altri dettagli e una cornice filosofica per capire come facciamo.

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