INTRODUZIONE AL BLOG

Leggere attentamente il foglietto illustrativo!

L’idea di chiamare questo blog Appello per la Resilienza nasce dal bisogno di spingere le persone verso un “cambio di passo” mentale e pratico nei confronti di alcune speranze che  coltivano così ostinatamente.

La più importante è quella secondo cui la società avrebbe ancora la possibilità di orientare il corso del suo destino.

Anche il più incorreggibile degli ottimisti dovrà ammettere che la attuale situazione globale è tutt’altro che rosea.

Il nostro punto di vista è che sia davvero tardi per alimentare la retorica di un’ulteriore “cambiamento globale”. E’ chiaro che servirebbe un gigantesco cambio di passo. Tuttavia è da almeno quarant’anni che gli “ecologisti” lanciano allarmi ed è bene prendere atto della situazione. (D’altra parte i problemi dell’ambiente potrebbero non essere i più immediati fra quelli che dovremo risolvere)

Quello che intendiamo non è di scoraggiare noi tutti dal “fare le nostre battaglie” ma di incanalare i nostri sforzi verso obiettivi più realistici vista l’epoca in cui ci troviamo a vivere.

Se si prevede che una meteora stia per schiantarsi sulla Terra, cosa sarebbe meglio fare?
E’ pensabile che si continui a fare come se fosse niente?

L’analogia non è così distante dalla realtà, anzi illustra la nostra illusoria condizione. L’esaurimento delle risorse e dei minerali, il picco del petrolio e la convergenza di tutte le crisi sono “fatalità” oramai ineluttabili.

La situazione è diversa solamente perché non vediamo la meteora. Se fosse visibile avremmo già lasciato molte delle nostre attività per correre ai ripari.

Il torpore indotto dalla società dei consumi ci ha fatto completamente dimenticare quali sono le “fonti” della nostra esistenza e quella condizione di inestirpabile imprevedibilità che è propria della vita umana sulla Terra.

In breve, la nostra illusione è questa: la credenza di aver costruito una società invulnerabile e al riparo da ogni eventualità. (Così non siamo più in grado di riconoscere il pericolo, e in ciò siamo disfunzionali rispetto alle esigenze della nostra specie).

Noi pensiamo che sia vero l’esatto opposto e ciò è dimostrato dalle reazioni dell’uomo nei confronti di eventi accidentali (incidenti, catastrofi naturali, disastri, ecc). Quando accadono ne usciamo talmente sconvolti che l’intera costruzione sociale sembra sia evoluta per scongiurare “il caso”, l’arbitrario nelle nostre vite. Quando il pericolo è visibile tutte le forze sociali si mobilitano per farvi fronte. Vengono abbandonate tutte le attività quotidiane; passa in secondo piano ogni progetto futuro; la vita si riassesta sul presente, sulla realtà.

Per il fatto di voler a tutti i costi nascondere il “negativo” ci mettiamo nella condizione di non sapervi fare fronte.

Che fare quando accade qualcosa di grave nella nostra vita privata?

Cosa fare se è la società intera ad essere in pericolo?

Resilienza.

L’approccio che intendiamo proporre è basato su un recupero radicale della dimensione Locale come mezzo per facilitare la resilienza.

In particolare vediamo nell’idea di “comunità” (insieme di persone o famiglie; villaggi; paesi; quartieri; ecc) quello strumento indispensabile ai fini di creare una rete alternativa, parallela, che possa tamponare l’effetto del collasso delle infrastrutture (economiche, energetiche, politiche, materiali, ecc) su cui facciamo quotidiano affidamento. 

Al di là degli articoli “teorici”, le risposte pratiche che troverete qui sono necessariamente parziali.

Si tratta di tentativi che nascono da esperienze di singoli e piccoli gruppi che cercano con fatica di superare le “corazze” (economiche, per lo più) che ci dividono, nella speranza – questa si che continua ad animarci – che si possa ancora fare qualcosa per evitare il peggio.

Come dice Pablo Servigne:

Un’altra fine del mondo è possibile!

(siamo disponibili ad accogliere eventuali contenuti ed esperienze, anche critici, così da alimentare il dibattito su questi temi)

 

Post scriptum. Non ci aspettiamo che simili appelli generino grande entusiasmo. Sappiamo di essere destinati al ruolo di Cassandra (come ha suggerito Ugo Bardi). Perché dunque lo facciamo? Per informare coloro che non hanno ancora avuto accesso a simili informazioni (così come per noi è stato uno shock doverle apprendere).

Infatti solo chi veramente vuole sapere troverà il tempo di leggere fino in fondo gli articoli principali.

Buona lettura e buona Resilienza!