INTRODUZIONE AL BLOG

Leggere attentamente il foglietto illustrativo!

 

Se si prevede che una meteora stia per schiantarsi sulla Terra, cosa sarebbe meglio fare?
E’ pensabile che si continui a fare come se fosse niente?

L’analogia non è così distante dalla realtà, anzi illustra la nostra illusoria condizione. L’esaurimento delle risorse e dei minerali, il picco del petrolio e la convergenza di tutte le crisi sono “fatalità” oramai ineluttabili.

La situazione è diversa solamente perché non vediamo la meteora. Se fosse visibile avremmo già lasciato molte delle nostre attività per correre ai ripari.

Il torpore indotto dalla società dei consumi ci ha fatto completamente dimenticare quali sono le “fonti” della nostra esistenza e quella condizione di inestirpabile imprevedibilità che è propria della vita umana sulla Terra.

In breve, la nostra illusione è questa: la credenza di aver costruito una società invulnerabile e al riparo da ogni eventualità. (Così non siamo più in grado di riconoscere il pericolo, e in ciò siamo disfunzionali rispetto alle esigenze della nostra specie).

Noi pensiamo che sia vero l’esatto opposto e ciò è dimostrato dalle reazioni dell’uomo nei confronti di eventi accidentali (incidenti, catastrofi naturali, disastri, ecc). Quando accadono ne usciamo talmente sconvolti che l’intera costruzione sociale sembra sia evoluta per scongiurare “il caso”, l’arbitrario nelle nostre vite. Quando il pericolo è visibile tutte le forze sociali si mobilitano per farvi fronte. Vengono abbandonate tutte le attività quotidiane; passa in secondo piano ogni progetto futuro; la vita si riassesta sul presente, sulla realtà.

Per il fatto di voler a tutti i costi nascondere il “negativo” ci mettiamo nella condizione di non sapervi fare fronte.

Che fare quando accade qualcosa di grave nella nostra vita privata?

Cosa fare se è la società intera ad essere in pericolo?

Resilienza.

L’approccio che intendiamo proporre è basato su un recupero radicale della dimensione Locale come mezzo per facilitare la resilienza.

In particolare vediamo nell’idea di “comunità” (insieme di persone o famiglie; villaggi; paesi; quartieri; ecc) quello strumento indispensabile ai fini di creare una rete alternativa, parallela, che possa tamponare l’effetto del collasso delle infrastrutture (economiche, energetiche, politiche, materiali, ecc) su cui facciamo quotidiano affidamento. 

Come dice Pablo Servigne:

Un’altra fine del mondo è possibile!

 

Post scriptum. Non ci aspettiamo che simili appelli generino grande entusiasmo. Sappiamo di essere destinati al ruolo di Cassandra (come ha suggerito Ugo Bardi). Perché dunque lo facciamo? Per informare coloro che non hanno ancora avuto accesso a simili informazioni (così come per noi è stato uno shock doverle apprendere).

Buona lettura e buona Resilienza!

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