PROGETTO AGRICOLO “LA MADONNETTA”

Abbiamo lasciato il nostro posto di lavoro “sicuro” in un’azienda biologica per cominciare un nuovo progetto entusiasmante. La storia nasce da un cuoco che domanda ad un supermercato bio ad una nostra amica, se conosce qualcuno che abbia voglia di cominciare un progetto di Permacultura. Da cosa nasce cosa e abbiamo cominciato a collaborare.

Il nostro scopo è quello di cominciare la resilienza pratica. Si tratta di un esperimento che abbiamo concepito per coniugare ecologia, sostenibilità e resilienza. Ci siamo accorti che è molto difficile portare avanti un progetto aziendale di agricoltura in maniera da rispettare le leggi ecologiche. (Come faranno i sistemi concepiti in agroecologia a rimanere ancora attivi dopo il collasso dei combustibili fossili?) Ci sembra che la soluzione sia il “piccolo”. Piccolo è bello, recitava un libro famoso.

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Il nostro progetto è coltivare per circa 20 famiglie, non per 100, 200 o 1000 famiglie. Con un appezzamento di terra di circa 3000-4000 mq possiamo coltivare per anche 50 famiglie. E’ evidente che il reddito che ne ricaveremo sarà esiguo. In due persone che lavorano, producendo 20 cassette a settimana di verdura mista ad una media di 10euro/cassetta dovremmo arrivare a fare 800 euro al mese. Questo nella migliore delle ipotesi. Dunque 400 euro a testa.

Perché non coltivare di più? Per non rientrare in una logica commerciale tradizionale. In questo modo lavoriamo l’equivalente di un part-time e ci rimane il tempo per coltivare altre passioni, oltre che integrare la resilienza per tutto ciò che serve. Perché Resilienza? Dobbiamo prepararci per qualcosa? Rinvio agli altri articoli del blog per questo , come https://appelloperlaresilienza.wordpress.com/2016/12/14/la-rivelazione-del-petrolio-e-delleconomia/

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Questa è la casa-villa che il nostro amico cuoco ha avuto la fortuna di prendere in gestione! Non si presenta molto bene da fuori… ma la sta ristrutturando. L’importante è cosa c’è dietro…

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Ecco dietro la casa cosa c’è: circondato da bosco misto un bell appezzamento che l’amico cuoco  aveva già cominciato a coltivare l’anno scorso con il metodo dei cartoni e giornali per soffocare l’erba. Abbiamo piantato le patate (ricoperte con la paglia – metodo Emilia Hazelip!) e a sinistra dei bancali – che servono per non far volar via i cartoni nella prima fase – abbiamo creato dei primi letti di semina rialzati. Abbiamo pensato che in un terreno umido come questo piantare direttamente sul piano avrebbe potuto creare i noti effetti di ristagno idrico così ne abbiamo approfittato per creare delle aiuole permanenti prendendo spunto dalle lezioni di Luca Conte (un docente molto competente).
La foto è stata scattata da un ripido pendio dove a breve vogliamo piantare molte colture, in particolare solanacee e cucurbitacee (qui è sempre soleggiato!).
Sarà anche la location dove organizziamo un corso che partirà il 23 aprile con una giornata introduttiva. Il nostro docente sarà Francesco Badalini che ci insegnerà come fare delle hugelkultur! 17458031_419879498361477_8782213235946282611_n.jpg

Questa è la foto nella collina di fianco alla casa. Abbiamo piantato piselli, fave, ceci, lenticchie. E’ stato facilissimo con l’enschada (si scrive così?), il terreno che abbiamo “ereditato” poi era così morbido (tempo addietro erano stati interrati i residui di un vigneto, dunque il terreno si è arrichito di humus di lignina!) che con leggeri colpi si toglieva la zolla. Le abbiamo piantate su dei solchi scavati sulle curve di livello (anche se fatte a occhio, per quest’anno!)

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Qui si vedono i nostri tutori in bambù pee le leguminose e qui sotto invece i primi letti di semina rialzati e profondi per coltivare sul retro della casa, che è una zona umida e soleggiata solo per mezza giornata.

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Stiamo inoltre progettando un’altra zona, dietro la casa. Si tratta di un terreno scosceso, esposto a sud, per cui tende al secco e molto soleggiato. Dovremo progettare bene come coltivarlo, perché qui ci faremo tutte le nostre solanacee, le cucurbitacee e tutto quello che non trova spazio nelle altre zone!

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Ecco perciò cosa abbiamo pensato: dato che per il momento abbiamo scarsità d’acqua, innanzittutto sperimentiamo delle curve di livello fatte seriamente e poi… ci piantiamo sopra una bella hugelkultur di legno per creare una spugna che raccolga bene l’acqua e che costituisca una grande riserva di materia organica.

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Si vedono i paletti verdi di bambù che segnalano ogni 2 metri circa i punti della curva di livello?

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Ed ecco qui Aldo, con la sua creazione: un magnifico archipendolo, progettato a partire dal manuale l’Orto di Gaia di Toby Hemenway, genio permaculturale recentemente scomparso.

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Qui sotto due bravi operai al lavoro per spostare la terra a monte della curva che ospiterà la catasta di legna (sulla sinistra): la hugelkultur.

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